Gabriel Garko si racconta a Ciao Maschio, ospite di Nunzia De Girolamo, in una conversazione intensa, emozionante e senza maschere. L’attore ripercorre gli anni della carriera, il peso di un’immagine costruita intorno a lui, la libertà conquistata oggi e il ricordo del padre, scomparso durante il Covid. Nel corso dell’intervista, Garko torna agli inizi della sua carriera e ammette: "Oggi posso rendermi conto che forse ho vissuto in una gabbia. Mentre ci vivi non te ne rendi conto". Poi racconta: "Io ho iniziato a fare questo lavoro quando avevo 16 anni. Ho iniziato poi venendo a Roma a 18. Plasmare un ragazzo di quell’età è molto facile".

L’attore spiega di essersi affidato, da giovanissimo, alle persone che aveva intorno: "Avevo delle persone di riferimento con cui lavoravo, con cui ho iniziato, che mi dicevano determinate cose. O ci credevo, oppure non avevo, come oggi, un’esperienza tale da poter dire sì o no. Ho sempre creduto a tutto quello che mi veniva detto. All’epoca in cui ho iniziato io forse era giusto così. Ma non fino al punto in cui l’ho vissuta io, perché comunque sia era tutto un inganno". Garko parla anche della sua omosessualità e del modo in cui, secondo il suo racconto, veniva utilizzata come forma di pressione: "È vero che poteva essere un problema, ma diventava un laccio con cui tenermi a bada. Quindi se io mi muovevo un po’ troppo, ritiravano il laccio".