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"Terroni sono". E ancora: "Vesuvio erutta". A urlare insulti razzisti sono alcuni ciclisti del Giro d'Italia mentre la carovana Rosa passa attraverso le strade di Nocera Inferiore (in provincia di Salerno) e si dirige verso Napoli per la conclusione della sesta tappa. Un brutto episodio scaturito da nulla che non sia un'offesa gratuita scagliata contro il pubblico che assiste in maniera composta e con semplice curiosità.
Un brutto episodio che ha un precedente sempre nella città dell'Agro e risale addirittura a 12 anni fa: stesso copione, stesso impropero lanciato da uno dei corridori che, camuffato nel mucchio di concorrenti e con l'agio della velocità, tira quelle parole come pietre e fugge via. Scoppiò il caso e il corridore che pronunciò quell'epiteto ci tenne a chiarire che s'era trattato solo di un equivoco, che l'offesa percepita in realtà era parte di un dialogo goliardico con alcuni compagni di team, che non aveva alcuna intenzione di arrecare ingiurie. È la stessa cosa anche oggi? I video condivisi dagli utenti sui social non rivelano particolari del genere ma si può sentire, aguzzando le orecchie, quella brutta associazione di parole che spesso echeggia (anche) negli stati italiani. "Vesuvio erutta"… "terroni" è quel che si sente una delle clip che hanno alimentato il tam tam dello sdegno in Rete, poco dopo arriva anche la risposta colorita di una delle persone in strada. "Figlio di…".










