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Ultimo aggiornamento: 13:41

“Molti ci scoraggiavano dal portare in giudizio il presidente degli Stati Uniti, ma noi abbiamo creduto fino in fondo nella giustizia“. Sono le parole pronunciate a Piazzapulita (La7) da Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu sui diritti umani nei Territori palestinesi occupati dal 1967, che spiega il senso politico e personale della decisione con cui il giudice federale Richard Leon, magistrato del Tribunale distrettuale di Washington DC, ha sospeso temporaneamente le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump nei suoi confronti. Un provvedimento che per la giurista rappresenta un primo, importante riconoscimento delle proprie ragioni.

Albanese chiarisce subito che non si tratta ancora della sentenza definitiva. Il giudice americano ha emesso una ingiunzione preliminare, cioè una misura temporanea che blocca l’applicazione delle sanzioni fino alla conclusione del processo completo.

La funzionaria Onu spiega anche che la decisione del giudice rappresenta un passaggio cruciale proprio perché anticipa, almeno in parte, il giudizio sul merito della vicenda. Tuttavia, gli effetti pratici delle misure restrittive non sono ancora scomparsi. Albanese sottolinea che serve adesso “un atto politico” dell’amministrazione americana per cancellare concretamente il suo nome dalle liste dei sanzionati. In caso contrario, spiega, le conseguenze continueranno a pesare anche fuori dagli Stati Uniti, soprattutto nel sistema bancario internazionale.