Se è tristemente vero che le dinamiche del mondo sono oggi governate da leader autoritari e oligarchi tecnologici, nell’ombra e indispensabile a entrambi tira le fila un 60enne magro, con un cespuglio di capelli brizzolati in cima alla testa: è Alex Karp, il ceo di Palantir. Una sorta di Merlino contemporaneo con la missione di proteggere l’Occidente, sfruttando la tecnologia che ha sviluppato per plasmare gli equilibri di potere e condizionare i rapporti tra governi e individui. La società di software, fondata con il collega di studi Peter Thiel subito dopo l’11 settembre – il nome richiama le sfere veggenti de Il Signore degli Anelli – in vent’anni è diventata insuperabile nell’analisi dei dati, in grado di riconoscere correlazioni o schemi che gli esseri umani impiegherebbero mesi a trovare. Minneapolis, Ucraina, Covid, Olimpiadi di Parigi, Iran: non c’è evento complesso della storia recente le cui sorti non siano state condizionate da Palantir. Personaggio dall’aura leggendaria, Karp è figlio di madre ebrea e padre afroamericano. Laurea prima in filosofia, poi in giurisprudenza e sociologia a Francoforte, allievo di Jürgen Habermas; celibe da sempre, atleta appassionato di sci da fondo orgoglioso del proprio 7% di massa grassa, possiede una collezione di case in cui vive protetto da un team di militari norvegesi.
Alex Karp e la storia di Palantir, la tecnologia eccezionale usata anche dal Pentagono
Ha tre lauree e una collezione di case in cui vive protetto da militari norvegesi. “Perché Alex Karp, ebreo e afroamericano, si è sempre sentito vulnerabile”, …







