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La pena non è vendetta. La pena è difesa della società. Ed è anche l'unico strumento che uno Stato serio possiede per tentare di impedire che un giovane criminale diventi un criminale irreversibile
Caro Direttore Feltri, ho letto la lettera di Davide Simone Cavallo, il ragazzo di 22 anni accoltellato e rapinato a Milano da una gang e rimasto paralizzato dopo una coltellata alla schiena. Le sue parole mi hanno sconvolta. Quando racconta che sente ancora la coltellata, che il suo corpo ricorda tutto anche se la sua mente no, e che ogni volta che ripensa a se stesso steso a terra piange come un bambino, mi si è stretto il cuore. Davide dice di non odiare i suoi aggressori, quelli che in questura speravano che morisse, dice di provare addirittura compassione per loro. Io le confesso sinceramente che non ci riuscirei. Non riuscirei a perdonare chi mi avesse tolto l'uso delle gambe, la libertà di muovermi, una parte enorme della mia vita. Direttore, il perdono è davvero possibile davanti a una violenza così feroce?






