CAMPOSAMPIERO - Per allenare a bordo vasca la "sua" campionessa paralimpica avrebbe dovuto pagare il biglietto d'ingresso in piscina: 6 euro e 50 centesimi. Il suo rifiuto, esclusivamente per motivi di principio, lo ha costretto a rimanere fuori dai tornelli privando la nuotatrice dei suoi preziosi consigli. Protagonisti di questa storia sono Walter Biasin, da trent'anni istruttore di nuoto presso la società castellana Antares, la nuotatrice con disabilità uditiva Gaia Maragno, anch'essa di Camposampiero, e il direttore della piscina di Castelfranco Veneto, Francesco Salvalaggio, dove la campionessa si allena da tempo. A raccontare la vicenda è lo stesso tecnico di nuoto, famoso non solo nel padovano per essere il noto dj Walterino.
«Martedì scorso la Redipuglia Sport center, la società che gestisce l'impianto natatorio, mi ha lasciato fuori dalla piscina perché pretendeva che pagassi il biglietto d'ingresso - racconta Biasin, ancora incredulo per l'accaduto - è vero che gli accordi tra l'Antares e i gestori prevedono la concessione dello spazio acqua nel pomeriggio ma con Gaia abbiamo deciso di effettuare una doppia seduta di allenamento anche al mattino. Quando si presenta questa necessità, ovvero due ore di esercizio nelle prime ore della giornata, ognuno paga l'ingresso alla piscina, (eccetto Gaia esente perché disabile), essendo fuori dalla convenzione. L'altro giorno però prosegue Biasin - io non avevo necessità di andare in acqua insieme agli atleti (tre in tutto, compresa la Maragno) come faccio di solito: ma non mi è stato concesso di andare a bordo vasca senza prima pagare il biglietto di ingresso, con conseguenti problemi di comunicazione con la mia atleta che è sorda e che ogni volta deve uscire ed entrare in acqua per ricevere le indicazioni. Ora io sono senza parole: ovviamente la cosa non riguarda il prezzo esiguo del biglietto ma sono esterrefatto per l'atteggiamento, del tutto in contrasto con l'etica sportiva e l'inclusività, tenuto dal direttore dell'impianto e dai suoi collaboratori nei nostri confronti. Qui il regolamento della piscina non c'entra: ci vuole un po' di buon senso. Le regole vanno bene ma bisogna distinguere».






