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Luigi Ferrarella

Da Milano affidate all'Interpol verifiche sui racconti della massaggiatrice che aveva parlato di movimenti poco chiari nel ranch. Lei in televisione: «Sì, ci sono state feste, però su altre cose preferisco non parlare»

La notizia non nuova è che non ci sono notizie nuove nel lavoro che la Procura generale di Milano sta svolgendo per rispondere alla richiesta del Quirinale di fare accertamenti sui dubbi, sollevati da articoli de Il Fatto Quotidiano, sui presupposti della grazia concessa il 18 febbraio 2026 dal presidente della Repubblica a Nicole Minetti, l’ex consigliera lombarda di Forza Italia che aveva in corso al Tribunale di sorveglianza di Milano una richiesta di affidamento ai servizi sociali per l’esecuzione della pena di 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione nel processo Ruby e per peculato nel processo sui rimborsi in Regione Lombardia.

Come già nei giorni scorsi quand’erano arrivate le prime risposte parziali dell’Interpol alle verifiche richieste in Uruguay, anche giovedì la procuratrice generale Francesca Nanni e il sostituto pg Gaetano Brusa, nell’indicare i primi di giugno come presumibile momento per le proprie conclusioni, si sono limitati a far presente che intanto, se avessero avuto già un elemento nitido in senso contrario, lo avrebbero già segnalato al ministero della Giustizia. Basterebbe infatti anche un solo elemento a mettere in crisi i presupposti della grazia: la procedura di adozione in Uruguay (da parte di Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani) di un bimbo di 9 anni; l’operazione nel 2021 e le indispensabili cure del bimbo a Boston negli Stati Uniti, nel centro indicato anche da uno dei due professori di ospedali italiani consultati a distanza; e la «seria volontà di riscatto sociale» di Minetti.