Home » Diritti » Il ministro degli Esteri siriano: Nel Paese non esistono minoranze, ma un unico popolo

[Foto: Seven Shooter, Unsplash]

Bruxelles – “In Siria non esistono minoranze, ma un unico popolo protetto dallo Stato”. Asaad Hassan al-Shaibani, ministro siriano degli Affari esteri, ha risposto così quando nel punto stampa di oggi (11 maggio) gli è stato chiesto se nel Paese i diritti umani siano rispettati a sufficienza da permettere la ricostruzione.

Questa mattina, l’Unione europea ha ripristinato l’accordo di cooperazione con la Siria, che prevede una serie di finanziamenti destinati a infrastrutture e servizi di base. “Questa è una giornata storica”, ha commentato Dubravka Šuica, la commissaria per il Mediterraneo. Aggiungendo che “la Siria ha il supporto dell’UE“. Di più: “Vogliamo sentire quali sono le sue priorità e capire come sostenerla nel miglior modo possibile“.

La decisione di sospendere parzialmente l’accordo nel 2011 arrivava per l’UE come risposta alle violazioni dei diritti umani commesse dal regime di Bashar al-Assad. Una realtà che, però, non appare del tutto cambiata con il cambio di leadership. Già a marzo 2026, Human rights watch (HRW) aveva espresso preoccupazione per la situazione siriana. “Le continue e gravi violazioni dei diritti fondamentali richiedono un’attenzione costante”, si legge nella dichiarazione formale della 61esima sessione ordinaria del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Nel corso dell’ultimo anno, l’organizzazione ha documentato “uccisioni diffuse basate sull’identità, perpetrate dalle forze governative, insieme a esecuzioni sommarie, rapimenti e sfollamenti di massa, arresti arbitrari, blocco degli aiuti e interruzione dei servizi essenziali nel contesto della ripresa dei combattimenti nel nord-est della Siria”. Questi, dice HRW, “non sono episodi isolati, ma riflettono persistenti fallimenti strutturali”.