Home » Opinioni » Il bilancio UE 2028-2034, un’occasione da non perdere
MARGARET THATCHER (Imagoeconomica, Carlo Carino)
‘I want my money back’, tuonava l’allora premier britannica Margaret Thatcher nel lontano 1979 perché, con buona pace del principio della solidarietà tra Paesi, i soldi che Londra versava al bilancio dell’allora Cee erano superiori ai finanziamenti europei che riceveva. Sono passati poco meno di 50 anni e il Regno Unito, a furia di chiedere i suoi soldi indietro e perseverare sulla strada degli opting out (primo tra tutti quello sulla moneta unica), è uscito dall’Ue dopo aver seminato per anni zizzania a piene mani nel contesto europeo, mettendo spesso il bastone tra le ruote del processo di integrazione e facendo più gli interessi americani che quelli europei.
Ma il grido di battaglia della Thatcher ha fatto scuola, e quando gli attuali 27 Paesi dell’Unione tornano ciclicamente a parlare del bilancio pluriennale dell’Ue riemergono sempre le stesse problematiche, complesse e profondamente divisive. A partire dall’opposizione dei Paesi più rigidi nella gestione dei conti pubblici (i cosiddetti ‘frugali’: Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Austria e Finlandia, sostenuti più o meno esplicitamente dalla Germania) a qualsiasi aumento delle dotazioni finanziarie dell’Unione, indipendentemente da quali siano le ragioni alla base delle richieste di andare ben oltre la soglia tabù dell’1 per cento per Reddito nazionale lordo (Rnl) Ue.








