"Non fu mai accertato con certezza scientifica che la sostanza presente sui pedali della bicicletta fosse sangue". Nelle ultime pagine dell'informativa del reparto operativo dei carabinieri di Milano investigatori e inquirenti smontano punto per punto gli elementi su cui si è basata la condanna in via definitiva per Alberto Stasi. L'indagine della Procura di Pavia sull'omicidio di Chiara Poggi, che per un anno e mezzo ha indagato con la stessa accusa Andrea Sempio, termina infatti con una serie di spunti in vista di un processo di revisione per l'unico condannato. Dopo 11 anni dalla sentenza definitiva della Cassazione si torna a scrivere nero su bianco del DNA di Chiara Poggi trovato sui pedali della bici del fidanzato: la difesa del ragazzo negli anni aveva sempre ribadito che si trattava di sudore lasciato dalla vittima qualche giorno prima l'omicidio quando la coppia, sotto il caldo di agosto, aveva fatto una biciclettata fino al santuario poco fuori Garlasco.

Durante l'ultima fase del processo ad Alberto Stasi erano state valorizzate le osservazioni del Ris che "escludevano fluidi a scarso contenuto cellulare come urina, feci, sudore e lacrime". Gli attuali pm però accusano la Corte d'Assise d'Appello che non ha mai considerato l'ipotesi, se sangue c'era, che potesse essere stato causato direttamente da Chiara: la madre della vittima, sentita dagli investigatori il 22 ottobre del 2007, ha spiegato che la figlia ad aprile 2007, nel giorno di Pasqua o Pasquetta, si era recata al santuario delle Bozzole insieme a Stasi con la bicicletta del fidanzato seduta "in canna". In quella occasione la figlia si era provocata un'abrasione alla caviglia, la donna però avrebbe anche escluso che quell'abrasione avesse provocato fuoriuscita ematica anche in considerazione del fatto che la figlia indossava dei calzini bianchi, che secondo la madre non avevano macchie di sangue.