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Taiwan come merce di scambio. È questa la grande paura dell’isola, che si trova tra il mare orientale e il mare meridionale cinese. L’isola che i portoghesi, secoli fa, chiamavano Formosa e che oggi è uno Stato la cui indipendenza è contestata. Uno Stato su cui la Repubblica popolare cinese rivendica la sua sovranità. Taiwan, da un secolo a questa parte può contare sulla protezione degli Stati Uniti, ma da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca teme ogni giorno di più di essere abbandonata. Del resto il presidente statunitense ha minacciato esplicitamente di prendersi la Groenlandia, un territorio autonomo, perché la considerava importante per la sicurezza nazionale statunitense, andando contro ogni principio di rispetto della sovranità. E poi, Trump ha preso le distanze dall’Ucraina, a volte riproponendo anche la propaganda neocolonialista russa.

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Perché le cose dovrebbero essere diverse per Taiwan, nel caso in cui Pechino decidesse di prendersi l’isola con la forza militare? Perché Washington dovrebbe scendere in campo a difenderla, quando non fa lo stesso con l’Ucraina? Quando non solo gli Stati Uniti non si preoccupano più di difendere il diritto internazionale, ma sono i primi a minacciare di sovvertirlo per andare incontro ai propri interessi.