Quando si pensa alle cause dell’ormai consolidato calo della natalità in Italia, vengono di solito in mente gli scarsi aiuti alle famiglie con figli, le difficoltà con cui viene riconosciuto il congedo di paternità, un calendario scolastico fermo a quando eravamo un popolo di contadini e messo in discussione recentemente solo per ragioni turistiche, la mancanza di posti negli asili nido, le spesso insormontabili complicazioni nella carriera lavorativa delle donne che decidono di avere un figlio, in un contesto in cui, tra stipendi fermi da decenni e un costo della vita che invece aumenta di anno in anno, semplicemente il modello di famiglia “tradizionale” - un padre che lavora, una mamma angelo del focolare - non regge più, non solo culturalmente ma economicamente.

Da genitore di due bambine piccole conosco personalmente questi problemi, e da giornalista ne ho scritto in più occasioni, chiedendomi come sia possibile che, in un Paese in cui il sogno di ognuno di noi è arrivare sani a goderci la pensione, ci sia così scarsa attenzione, se non proprio fastidio e disprezzo, nei confronti di chi, nonostante tutto, decide di mettere al mondo e di mantenere dei figli che un giorno dovrebbero pagare gran parte di quelle pensioni.