Foto di: Martina Zanin
Testi di: Veronica Daltri—A cura di: Veronica Daltri
Da anni Martina Zanin, artista multidisciplinare classe 1994, conduce una profonda indagine sulle asimmetrie di potere nelle relazioni umane. Il suo lavoro esplora la dualità tra i ruoli di chi subisce e di chi esercita il controllo. In particolare, il focus di Zanin sono le relazioni sociali dell’ambito familiare, come nei lavori “I made them run away” e “Older than love”, e di quello affettivo.
Fino al 18 aprile, alla fondazione Pastificio Cerere di Roma è possibile visitare la mostra “Every caress, a blow”, curata da Antonio Grulli, che tiene insieme varie fasi del lavoro dell’artista nell’ambito di questa ricerca e ne ripercorre l’evoluzione.
Il simbolo dei rapporti di subordinazione per Zanin è la falconeria, pratica antica che prevede l’addestramento di rapaci un tempo destinati alla caccia, ora anche a diversi scopi. Cercandone la definizione, emerge che “si basa su una simbiosi straordinaria: il predatore (ovvero il rapace) non vede l’uomo come un padrone, ma come un “alleato” o un compagno di caccia” ed è qui il punto centrale dell’inequità che il lavoro di Zanin elabora: l’inconsapevolezza. Perché, espandendo il discorso alle relazioni tra umani (familiari e affettive), molto si gioca sul fatto della “preda” di non sapersi tale, e sul fatto del “predatore” di non presentarsi come tale, ma di camuffarsi, plagiando l’altro al bisogno, dentro ruoli di accudimento – quello di un genitore o di un partner.







