«Il tema centrale è quello del consenso. Guardi, le faccio un esempio pratico». Marina Terragni è la garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza ed è, anzitutto, un persona preparata. Una che non parla a vanvera, che quello che dice lo supporta con fatti e studi e ricerche e a cui di entrare nel circo delle polemiche interessa poco o niente (infatti, in premessa di questa intervista, spiega: «Cosa sia successo al 13enne del Careggi non lo sappiamo, conosciamo a malapena le informazioni che sono uscite sulla stampa e quindi non commenterò l’accaduto perché non sarebbe corretto né tantomeno serio da parte mia»). «Lei ha presente il caso di Keira Bell?», domanda invece fin dall’inizio.
La ragazza transgender britannica che ha cambiato sesso quand’era minorenne e che poi ha fatto causa alla clinica pubblica inglese che l’ha seguita durante il percorso? Dottoressa Terragni, che c’entra?
«Keira l’ha detto in maniera molto chiara. Ha detto: “Io volevo diventare un uomo e mi ritrovo a essere una vecchietta con l’osteoporosi”. È una questione delicata».
Certamente. Però lei sottolineava l’importanza del consenso...
«Mi scusi, la fermo. Non è che lo sottolineo io. Tutti i Paesi occidentali stanno percorrendo questa strada. Mettiamola così: la questione del consenso è stata decisiva in ogni causa intrapresa contro la transizione precoce. Non c’è stata solo Keira Bell. In Svezia anche il Karolinska institutet, una clinica di genere, ha dovuto ammettere di aver gravemente danneggiato alcuni minori».













