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Dieci righe a penna su Sempio nella richiesta di archiviazione .
Un appunto misterioso scritto a penna, da approfondire, risalente all’epoca della prima indagine su Andrea Sempio. L’inchiesta archiviata in tempo record nel marzo 2017 dopo la richiesta dell’allora procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti. Un appunto di una decina di righe di mano ignota, annotate con una grafia piccola e ordinata, in cui lo scrivente ha un lapsus e confonde Andrea Sempio con Alberto Stasi, chiamandoli entrambi Andrea. E su cui la procura di Brescia, che ipotizza un accordo corruttivo tra Venditti e Giuseppe Sempio (padre dell’attuale indagato) sta lavorando. C’è anche questo documento, rinvenuto lo scorso autunno nell’archivio dei carabinieri del Nucleo informativo pavese, che peraltro 10 anni fa non aveva la delega per indagare su Sempio, tra gli atti sulla scrivania dei pm Alessio Bernardi e del collega Donato Greco, i titolari del fascicolo che riguarda il collega. Anzi, di due fascicoli, perché ne seguono un secondo per una presunta malagestione delle auto della procura di Pavia e degli apparecchi per le intercettazioni a carico anche di Pietro Paolo Mazza. I magistrati sono alle battute finali. Un’idea, quantomeno per la vicenda legata a Garlasco, se la sono fatta, e a breve metteranno nero su bianco le proprie conclusioni. Dovranno scegliere se chiedere l’archiviazione o se, qualora gli elementi siano ritenuti abbastanza forti da reggere il vaglio di un Tribunale, di mandare avanti il caso.










