Per decenni l'origine degli anelli è rimasta un mistero. I dati raccolti dalle missioni Voyager e Cassini hanno rivelato che le strutture potrebbero avere 100 milioni di anni ed essere composte quasi interamente da acqua ghiacciata, una combinazione difficile da spiegare con i modelli tradizionali. Il nuovo lavoro riprende una teoria recente: che Chrysalis si sia avvicinata troppo a Saturno e che una sua parte si sia distaccata.Per verificare questa ipotesi, gli autori dello studio hanno utilizzato simulazioni di idrodinamica delle particelle levigate (Sph), una tecnica utilizzata per modellare impatti e deformazioni dei corpi planetari. Nelle simulazioni, Chrysalis si comporta come un oggetto distinto, con un nucleo roccioso e un mantello ghiacciato. A un certo punto però le forze di marea strappano grandi quantità di ghiaccio dalla luna, mentre il resto del corpo continua la sua orbita e il suo nucleo roccioso rimane intatto.Il materiale staccato si divide in due. Una parte si allontana, mentre un'altra perde energia orbitale e rimane intrappolata intorno al pianeta, dove può evolvere diventando un anello stabile. Le simulazioni mostrano che la massa del ghiaccio catturata è coerente con quella dei reali anelli di Saturno, soprattutto se si considera che le lune più grandi del pianeta, come Titano, possono perdere nel tempo fino al 70% del materiale originale.I misteri ancora irrisoltiNonostante sia corroborata da sempre più prove, l'ipotesi di Chrysalis solleva comunque domande che rimangono ancora senza risposta. Se la luna ghiacciata si è frammentata, che fine ha fatto il resto? È plausibile che gli altri satelliti di Saturno conservino alcuni dei resti di questo cataclisma cosmico, una teoria che al momento però non è possibile confermare.Gli stessi anelli di Saturno non sono eterni. I dati mostrano che le loro particelle cadono gradualmente nell'atmosfera e che tra circa 100 e 300 milioni di anni queste strutture potrebbero scomparire del tutto, lasciandosi dietro un corpo gassoso molto simile a Giove.Questo articolo è apparso originariamente su Wired en español.