di

Marco Imarisio

Mosca osserva con attenzione il vertice a Pechino, senza mostrare alcun nervosismo per alcune dichiarazioni giudicate antirusse del grande vicino cinese

«Donald Trump ama dire degli altri che non hanno le carte, ma ora si trova in una situazione in cui è lui a non avere carte da giocare contro la Cina: dovrà accettare le condizioni che gli verranno imposte e poi cercare di venderle al proprio popolo come l’ennesima vittoria della sua amministrazione». Chissà se all’esperto di Affari cinesi dell’Università finanziaria presso il governo russo Mikhail Khachaturian è venuto in mente che il presidente americano ha usato per la prima volta quella frase rivolgendosi a Volodymyr Zelensky. Che sia gaffe involontaria o meno, il pensiero di uno dei sinologi di riferimento del Cremlino riassume il tono quasi beffardo con il quale i media russi raccontano il vertice di Pechino. «Come un piazzista qualunque, Trump cerca di spacciare il fiasco nel Golfo come un proprio trionfo».

Mosca osserva con attenzione, senza mostrare alcun nervosismo per alcune dichiarazioni giudicate antirusse del grande vicino cinese, con il quale condivide oltre quattromila chilometri di confine comune e una dipendenza economica nei suoi confronti che ogni giorno diventa sempre più manifesta. Quindi, molto rispetto per Xi Jinping, altrettanti sberleffi per l’inquilino della Casa Bianca, per l’occasione obbligato a prostrarsi davanti alla potenza altrui, naturalmente alimentata dalla Russia, ci mancherebbe altro. «Nelle condizioni di stallo sul versante iraniano», sottolinea il portale Gazeta.ru «Trump è costretto a recarsi da Xi Jinping per implorare favori. Intanto, le forniture di petrolio dall’Iran a Pechino sono stabili, nonostante il blocco dei porti da parte della flotta americana, e sono integrate dalle forniture provenienti dal nostro Paese».