«Le sanzioni annunciate da Trump non preoccupano Putin più di tanto». Ne è convinto Ettore Sequi, già segretario generale della Farnesina e ex ambasciatore in Cina. «Parliamo di sanzioni che consistono nell'aumentare i dazi ai Paesi che comprano energia dalla Russia. Trump potrà applicarle all'India, più difficilmente alla Cina, con cui si stanno decidendo i termini del pre-accordo raggiunto a Ginevra. E qui il tema è scivoloso per Trump, perché in ballo con Pechino c'è la questione delle terre rare, necessarie fra l'altro per produrre gli F-35 e certi sottomarini».

Perché allora Trump ha aumentato la pressione?

«Le sanzioni e l'annuncio dello spostamento di due sottomarini nucleari americani rivelano la sua irritazione. Anzitutto perché c'è un accordo bipartisan tra democratici e repubblicani per una mozione che chiede dazi al 500 per cento. Alzando la tensione, Trump allontana questa eventualità, che sarebbe anche politicamente fastidiosa per lui. La mobilitazione dei sottomarini serve a dire: io non cedo».

Qual è il suo obiettivo?

«Trump ha bisogno di un trofeo da esibire all'interno. Putin a sua volta è consapevole di questa esigenza di Trump e sa di dover concedere qualcosa. L'idea dell'incontro bilaterale è passata, si vedrà se alla fine ci sarà anche Zelensky. Nella mente di Putin, l'intento è convincere Trump a persuadere a sua volta Zelensky a ingoiare qualche rospo. Putin vorrà trattare, alla fine, con Zelensky, ma prima vuole trattare con Trump su Zelensky».