"È leggermente devastante". Con queste parole Rob Smedley ha sintetizzato il momento della Ferrari dopo il Gran Premio di Miami. L’ex ingegnere del Cavallino, intervenuto nel podcast High Performance Racing, ha spiegato che il problema non è tanto il risultato del weekend, quanto il fatto che un pacchetto di aggiornamenti così ampio non abbia prodotto un miglioramento evidente in pista.

In Florida la SF-26 si è presentata con 11 modifiche dichiarate, distribuite praticamente su tutta la vettura: ala anteriore, fondo, diffusore, sospensioni, beam wing e ala posteriore. Un intervento profondo, pensato per aumentare il carico aerodinamico, rendere la monoposto più stabile e migliorarne l’efficienza sia in curva sia nei rettilinei.

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Secondo Smedley, quando una squadra introduce tante novità senza avvicinarsi concretamente ai rivali, si apre un passaggio delicato: "Da un punto di vista tecnico inizia essenzialmente questo loop negativo: cosa hai portato? Cosa funziona? Cosa non funziona?". Il nodo, ha aggiunto, “è la correlazione tra galleria del vento, simulatori e pista- Se i dati non coincidono, il team è costretto a tornare indietro per capire dove si è inceppato il processo, rallentando lo sviluppo della monoposto”.