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La prova scovata dalle Iene cancella gli ultimi dubbi dei colpevolisti più accaniti: ecco perché

Di quante Garlasco è lastricata la (mala)giustizia italiana? Dal pantano dell’omicidio di Chiara Poggi emerge un dato abbastanza incontrovertibile: l’ora del delitto è fissata dopo le 9.45 («quando Chiara Poggi era ancora viva», sostiene la perizia dell’anatomopatologo Cristina Cattaneo), per quanto la si possa sfilacciare, sarebbe incompatibile con la presenza di Alberto Stasi a casa della fidanzata Chiara Poggi. Alle 9.36 era a casa sua a scrivere, lo dice la stessa sentenza di condanna. Amen. Ce n’è abbastanza per chiedere la revisione - come correttamente ha anticipato il procuratore capo di Pavia Fabio Napoleone alla Procura generale di Milano - giacché non c’è bisogno di troppi elementi collimanti per scardinare un giudicato. Ne basta uno, inoppugnabile, come l’ora del delitto.

Ora, da 19 anni ormai si discute anche del processo a Olindo e Rosa, condannati in via definitiva all’ergastolo per la strage dell’11 dicembre 2006. Sappiamo che Raffaella Castagna, suo figlio Youssef, sua mamma Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini sarebbero morte tra le 19:55 («Era da poco iniziato il Tg5, dice il testimone oculare Mario Frigerio) e le 20.20, quando il vigile del fuoco volontario Glauco Bartesaghi entra nella palazzina di Via Diaz e davanti all’appartamento di Azouz Marzouk già in fiamme scopre il massacro.