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Gian Guido Vecchi

Il presidente di Comunione e liberazione: giusto il percorso di canonizzazione sia partito da Milano

«C’è qualcosa che va oltre il riconoscimento al grande pensatore, al teologo di alto profilo. Stiamo parlando di un uomo che già settant’anni fa ha intravisto, profeticamente, ciò che sarebbe accaduto…». Davide Prosperi, 53 anni, ordinario di Biochimica alla Bicocca, dalla fine del 2021 è presidente della Fraternità di Comunione e liberazione, primo laico alla guida del movimento fondato da don Luigi Giussani. Alle 17 di oggi, nella basilica di Sant’Ambrogio, l’arcivescovo Mario Delpini celebrerà i Vespri a conclusione della fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione del «Gius», come lo chiamano i ciellini. Ora tutto il materiale raccolto andrà in Vaticano per l’inizio della «fase romana»: la parola passa alla Santa Sede. «È un passaggio importante per il movimento e per tutta la Chiesa, le due cose coincidono: il movimento è in funzione della Chiesa, su questo punto don Giussani ha sempre insistito».

È un passaggio significativo, professore, anche perché è a Milano che tutto è cominciato, no?«Don Giussani ha sempre rivendicato la sua ambrosianità. L’impostazione, anzitutto: un certo realismo, l’attaccamento alla tradizione della Chiesa milanese. E poi, certo, le origini del movimento…».Inizio di ottobre del 1954, un sacerdote trentaduenne entra nel liceo Berchet e tiene la prima lezione di religione in I E. Tanti ragazzi cominciano a seguirlo, il movimento di Gioventù studentesca sarebbe diventato Cl…«Capisce che sta succedendo qualcosa di nuovo. Quattro ragazzi si presentano all’assemblea e dicono: noi cattolici. Nasce una realtà sui generis, all’interno della grande Chiesa ambrosiana. L’obbedienza all’autorità, ma anche elementi di discontinuità: come gli incontri di comunità misti, maschi e femmine insieme. Allora era vietato».