A margine del vertice con Xi Jinping, Donald Trump ha annunciato l'autorizzazione alla vendita di chip Nvidia H200 a dieci aziende cinesi, tra cui Alibaba, Tencent e ByteDance, per un massimo di 75.000 unità ciascuna. C’è un dettaglio. Pechino – secondo quanto ha rivelato Reuters in esclusiva – non ha ancora dato il via libera agli acquisti. E non è detto che lo farà.

Il blocco arriva dal governo cinese, che frena per non indebolire lo sviluppo dell'industria domestica di semiconduttori, Huawei in testa. A complicare il quadro, Washington esige garanzie che i chip non vengano usati per scopi militari e ha imposto condizioni commerciali stringenti: il 25% dei ricavi delle vendite tornerebbe agli USA e i chip dovrebbero transitare fisicamente dal territorio americano. Pechino teme che i dispositivi nascondano vulnerabilità o backdoor. I falchi anti-Cina nell'amministrazione Trump restano contrari a qualsiasi accordo.

L’arrivo a sorpresa del ceo di Nvidia. Ma le due potenze sono in stallo

Al vertice era presente anche Jensen Huang, CEO di Nvidia, incluso in extremis nella delegazione americana su invito diretto di Trump. Prima delle restrizioni all'export, Nvidia controllava il 95% del mercato cinese dei chip avanzati. La Cina rappresentava il 13% dei suoi ricavi totali. Huang stima che il mercato AI cinese valga 50 miliardi di dollari nel solo 2026. Numeri che raccontano bene la partita in gioco. Con delle specificità e dei cambiamenti arrivati negli ultimi mesi che hanno ribaltato le prospettive iniziali.