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“L’Intelligenza artificiale distruggerà il mondo, ma se viene utilizzata nel fare cinema non mi dispiace affatto”. Peter Jackson è tornato. Truccato in viso come fosse un hobbit, il regista neozelandese ha presenziato a una lussuosa masterclass al Festival di Cannes, dove ha ripercorso la sua carriera, parlato dei suoi progetti e inevitabilmente delle trasformazioni dell’industria cinematografica. “Per me l’AI è solo uno dei tanti effetti speciali a disposizione”, ha spiegato. “Tuttavia, se si crea una copia in IA di qualcuno, come Indiana Jones o chiunque altro, finché si ottengono i diritti dalla persona in questione, non vedo il problema. Il problema sorge quando l’immagine delle persone viene rubata e usurpata”.
Premiato con la Palma d’onore da un emozionato Elijah Wood, il “padron Frodo”, fortunato ma forse un po’ dimenticato, il 64enne regista ha ricordato i suoi primi momenti sulla Croisette, fin dal lontano 1987, quando si presentò al Marché con Bad Taste e le pizze del film sottobraccio. “Sono partito dalla Nuova Zelanda come incisore fotografico e sono tornato come filmmaker. Se il film non avesse venduto sarei tornato a fare il mio vecchio lavoro”. Sugli inizi di Jackson al Marché circolano versioni diverse, ma tutti concordano su un dettaglio: il regista girava per Cannes in pantaloncini corti e t-shirt. E chi conosce il Festival sa bene che così, al primo controllo di sicurezza del Palais, non si entra nemmeno a piangere. “Ho il primato di essere stato buttato fuori dal Palais la prima volta che ci ho messo piede per ritirare il badge”, ha scherzato.










