A diciotto anni dal caso che trasformò la mancata visita di Benedetto XVI alla Sapienza in uno dei momenti più controversi del rapporto tra mondo accademico e Chiesa, Leone XIV torna stamattina nello stesso ateneo con l'obiettivo implicito di ricucire una frattura rimasta a lungo simbolica.
La visita del Pontefice al più grande ateneo laico d'Europa assume infatti un significato che va ben oltre il protocollo universitario. È un gesto culturale e istituzionale che prova a riportare il dialogo tra fede e ragione, ricerca scientifica e sapere dentro un terreno meno ideologico e più orientato al confronto. «Il dialogo tra università e dimensione spirituale non sottrae nulla alla laicità della conoscenza» fa sapere la rettrice Antonella Polimeni in una riflessione affidata al Sir, l'agenzia della conferenza episcopale italiana.
Nel 2008 fu proprio la Sapienza il teatro di uno scontro inaudito che lasciò un segno profondo nella memoria pubblica. Un gruppo di 67 docenti - tra cui figurava anche il futuro premio Nobel Giorgio Parisi - contestò la presenza di Benedetto XVI ritenendola incompatibile con la natura laica dell'università. Le proteste studentesche e il clima di forte tensione spinsero Ratzinger a rinunciare alla visita. Un episodio che provocò polemiche istituzionali enormi, tanto da richiedere anche un intervento dell'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale parlò apertamente di «manifestazioni di intolleranza» incompatibili con «un libero e sereno confronto».











