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14 Maggio 2026

Ultimo aggiornamento: 8:06

È finita con le canzoni popolari palestinesi cantate dalla voce dolce di Rana Hamida, artista e performer poco più che trentenne, nata in Siria da genitori palestinesi e riparata in Nuova Zelanda ai tempi della guerra civile, tostissima attivista della Flotilla. Slogan in arabo contro “Israele ladro” e “terrorista” e ancora “free free Palestine”. Sullo sfondo i volti di Wael Nouar e degli altri organizzatori tunisini della Global Sumud, in carcere da marzo nel loro Paese. Poi per i turchi è stato il momento della preghiera: “Allah Akbar”.

L’assemblea generale della Flotilla a Marmaris, Turchia sudoccidentale, ha deciso martedì che domani, giovedì 14, si salpano le ancore e si va verso Gaza. L’hanno fatta nel ristorante/area concerti di una spiaggia privata appena fuori città, Beluga Beach, presa in affitto dall’efficientissimo comitato turco. Quando siamo arrivati pareva la location un matrimonio, 39 tavoli da 10 apparecchiati su tovaglie bianche, che però sono sparite quasi subito. Un po’ di imbarazzo: “Non è un posto che ci rappresenta”, ha detto educatamente al microfono il catalano Xavi, finalmente senza la protezione al naso che era uscito malconcio dalla “nave prigione” israeliana. “Vi preghiamo di non condividere foto e video di questo posto”, si sono raccomandati. Alla fine sembrava una piccola Woodstock con gruppi e gruppetti riuniti qua e là sull’erba, con e senza cuscini gialli.