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Sara Bettoni e Giovanna Maria Fagnani
Francesca, Kean, Leonardo e Gregorio vivono da cinque mesi in ospedale. Per curare le loro ustioni nelle prime due settimane la Banca dei Tessuti del Niguarda ha usato 25 mila centimetri quadrati di pelle, l’equivalente che normalmente viene utilizzato per i trapianti in tre mesi
Un’altalena di sentimenti. Speranze che si consolidano e momenti di sconforto. Se il Centro Ustioni dell’ospedale Niguarda avesse un diario di bordo, riporterebbe lo sforzo sovrumano per guarire di Gregorio, Kean, Francesca e Leonardo, i quattro sedicenni feriti nell’incendio di Crans-Montana ancora ricoverati (altri otto pazienti sono già stati dimessi). Così come sono sovrumani l’impegno di medici e infermieri e la pazienza dei genitori che assistono i figli in questi giorni. Il Corriere ha trascorso qualche ora in reparto, per osservare e raccontare la quotidianità di chi, dal 1° gennaio, deve fare i conti con le conseguenze dell’incendio al locale Le Constellation.
I passi avantiPer Gregorio, che ieri mattina si è collegato in didattica a distanza dal suo letto per fare lezione con i professori del liceo Cremona (a cui è affidata la sezione ospedaliera del Niguarda), è arrivata la notizia, tanto attesa, che le sue condizioni ora consentono il trasferimento nel reparto di Riabilitazione. Resterà ancora al Niguarda, ma il momento delle dimissioni si avvicina. I progressi sono tangibili. Niente lezioni, invece, per Francesca, che ha affrontato la balneazione in una vasca apposita. Gli infermieri e il personale sanitario l’hanno aiutata a lavarsi. Anche questo è un piccolo traguardo.






