Roma, 14 mag. (askanews) – Quando il presidente cinese Xi Jinping ha evocato oggi, davanti al presidente Usa Donald Trump nell’atteso summit di Pechino, la necessità di evitare la “trappola di Tucidide”, ha usato una delle formule più note del dibattito strategico contemporaneo sui rapporti tra Stati uniti e Cina. Il riferimento è alla dinamica pericolosa che si crea quando una potenza emergente sfida la posizione di una potenza dominante: non necessariamente perché una delle due voglia la guerra, ma perché paura, rivalità, errori di calcolo e competizione per il prestigio possono rendere lo scontro sempre più difficile da evitare. Al summit di Pechino, Xi ha insistito sull’idea che i due paesi debbano essere “partner, non rivali”, in un contesto segnato da tensioni su commercio, tecnologia, Taiwan, Iran e sicurezza globale.

L’espressione “trappola di Tucidide” è stata resa celebre dal politologo americano Graham Allison, docente ad Harvard, in particolare con il libro “Destined for War: Can America and China Escape Thucydides’s Trap?”, pubblicato nel 2017. Allison ha applicato al rapporto tra Washington e Pechino una lezione tratta dalla Guerra del Peloponneso, il conflitto che nel V secolo avanti Cristo oppose Atene e Sparta. Nella lettura di Allison, la Cina rappresenta la potenza in ascesa, mentre gli Stati uniti incarnano la potenza già dominante, chiamata a gestire la perdita relativa di primato senza trasformarla in confronto militare.