Un taglio di 21,6 milioni sulle risorse previste per le attività dei Caf, i Centri di assistenza fiscale. La disponibilità di fondi per assistere i cittadini nella compilazione del 730 che diminuisce del 10 per cento. E possibili ripercussioni sui servizi offerti ai contribuenti, proprio mentre inizia la stagione delle dichiarazioni dei redditi.

La sforbiciata ai compensi per l’assistenza fiscale, prevista dalla legge di Bilancio e resa operativa dal decreto del ministero dell’economia del 29 aprile, preoccupa la Consulta nazionale dei Caf, che ha denunciato il rischio di «un possibile aumento dei costi o una riduzione della capillarità del servizio», come ha detto il presidente Giovanni Angileri. A ciò si aggiunge l’effetto retroattivo della misura, dato che il nuovo limite di spesa riguarda anche attività svolte nel 2025.

Il taglio alle risorse è stato motivato con la progressiva diffusione delle precompilate e con l’aumento delle dichiarazioni accettate senza alcuna modifica. Una dinamica che agli occhi del governo rende il lavoro dei Caf meno centrale. Peccato che negli ultimi anni, complice un sistema normativo in continua evoluzione, il ruolo di chi presta supporto si sia consolidato.