L’articolo di Fulvio Esposito pubblicato su Domani sul programma europeo “Choose Europe” ha riportato al centro una questione che attraversa da anni il sistema della ricerca europea: la crescente difficoltà, per una nuova generazione di studiosi, di costruire percorsi scientifici stabili, autonomi e realmente competitivi all’interno dell’ecosistema europeo.
Condividiamo pienamente lo spirito della discussione aperta da Esposito e l’idea che l’Europa debba tornare a investire nella ricerca non soltanto come settore strategico, ma come infrastruttura fondamentale della propria competitività futura.
Tuttavia, riteniamo importante integrare questo dibattito con alcune riflessioni che emergono direttamente dal confronto quotidiano con molti giovani ricercatori europei.
Attraverso l’esperienza dell’European Youth Think Tank (EYTT), ente no profit che connette giovani ricercatori e promuove collaborazioni interdisciplinari orientate alla pubblicazione scientifica, abbiamo avuto modo di confrontarci con decine di studiosi provenienti da contesti differenti. Nonostante discipline e percorsi diversi, le problematiche che emergono sono spesso sorprendentemente simili: precarietà prolungata, frammentazione contrattuale, difficoltà di accesso alle reti accademiche e scarsa autonomia nello sviluppo delle proprie linee di ricerca.







