Roberto Della Vecchia

La riforma del Tuf (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria) ha riqualificato le casse di previdenza, che fin qui erano considerate investitori retail e ora invece investitori professionali di diritto. Dell’innovazione normativa e delle ricadute sul mercato abbiamo parlato con Roberto Della Vecchia, managing partner dello studio Dvma.

Perché enti che gestiscono miliardi sono stati a lungo trattati come investitori retail?

Sembra un paradosso, ma è facilmente spiegabile. Nei primi anni Duemila, quando fu adottata la direttiva MiFid, l’obiettivo era tutelare gli investimenti dopo varie, dolorose, vicende di “risparmio tradito”. Allora gli enti previdenziali furono considerati come una sorta di “giganti fragili”, non adeguatamente preparati dinnanzi alla possibile offerta di prodotti finanziari innovativi e complessi. Per questo motivo, ragionevolmente, essi furono omologati alla “clientela al dettaglio”. Oggi la situazione è diversa: gli Enti previdenziali hanno via via effettuato rilevanti investimenti di natura finanziaria, le strutture interne hanno maturato esperienze e professionalità, la classificazione degli Enti previdenziali nella categoria della clientela retail era ormai davvero anacronistica.