La riforma del Testo Unico della Finanza (Tuf) interviene profondamente sulla disciplina della gestione collettiva del risparmio «Rappresentando, un vero e proprio laboratorio di innovazione volto a ridefinire in radice il rapporto tra risparmio, investimento e impresa. Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnico, ma del tentativo di ridefinire il ruolo del mercato dei capitali, orientando in modo più deciso il rapporto tra risparmio, investimento e impresa», come spiega Filippo Sartori, dell’Università degli Studi di Trento al convegno Riforma del Tuf e nuove frontiere del diritto dell’Economia, organizzato dall’università Parthenope di Napoli, coordinato da Diego Rossano.
L’obiettivo primario di questo intervento, secondo Sartori, è superare il tradizionale modello bancocentrico per ampliare i canali di finanziamento, con un’attenzione particolare verso le Pmi, rendendo in tal modo il sistema italiano più efficiente e attrattivo, sebbene intrinsecamente più complesso. «Questa accresciuta complessità, derivante dalla coesistenza di una pluralità di veicoli e regimi, rende indispensabile - continua Sartori - porre l’educazione finanziaria come finalità stessa della vigilanza e come pilastro fondamentale per colmare il divario informativo. Si assiste infatti a un passaggio cruciale per il risparmiatore, che abbandona il mero deposito bancario per essere incoraggiato, attraverso un processo di “empowerment cognitivo”, a diventare un investitore consapevole e autonomo».






