Più che un Tudum è un Ta-dah: con un grande effetto a sorpresa, infatti, nelle ultime ore lo stato del Texas ha annunciato una causa contro Netflix. Per la precisione, il procuratore generale dello stato americano, Ken Paxton, ha accusato la società di streaming di spiare i bambini e gli altri consumatori, accumulando i loro dati senza il loro consenso e anche di disegnare la propria piattaforma con lo scopo preciso di rendere gli utenti dipendenti dallo streaming stesso. Secondo l'accusa, Netflix avrebbe per anni raccolto i dati e le abitudini dei consumatori pur negando di farlo, salvo poi condividere questi dati sensibili con data brokers e altre società di marketing, per profitti che ammonterebbero a miliardi di dollari l'anno.Sotto accusa ci sarebbero anche alcune funzionalità, come l'autoplay, che facendo partire un nuovo contenuto subito dopo la conclusione del precedente forzerebbero gli spettatori a rimanere incollati allo schermo anche senza rendersene conto. “Lo scopo ultimo di Netflix è semplice e lucroso: incollare i bambini e le famiglie allo schermo, raccogliere i loro dati mentre sono bloccati lì e monetizzare per fare un ottimo profitto”, si legge nel testo dell'accusa: “Mentre tu guardi Netflix, Netflix guarda te”.La causa si aggiunge ad altre iniziative simili lanciate in altri stati come la California e il New Mexico contro digital corporation come Meta. Ma c'è anche chi ci legge un secondo fine politico: tra due settimane Paxton correrà nelle primarie repubblicane per candidarsi a un ambito posto al Senato, e questa mossa molto pubblica potrebbe attirare su di lui parecchia attenzione, compresa quella del presidente Trump che ancora non ha dichiarato il suo endorsement tra i vari candidati vicini alla zona Maga.Da parte sua, ovviamente Netflix rispedisce ogni accusa al mittente: “Con tutto il rispetto del grande testo del Texas e il procuratore generale Paxton, questa causa è priva di fondamento e si basa su informazioni inaccurate e distorte”, si legge in una comunicato dell'azienda di Los Gatos: “Netflix tratta con grande serietà la privacy dei propri utenti e si conforma alle leggi di protezione della privacy e della protezione dei dati ovunque operiamo”.
Perché lo stato del Texas ha fatto causa a Netflix sul tema della privacy dei suoi utenti (soprattutto quando si tratta di minori)
Il procuratore generale Ken Paxton accusa l'azienda di Los Gatos di lucrare sui dati e di rendere gli spettatori dipendenti dallo schermo










