di

Marco Cremonesi

Tra ospiti illustri e «pop» (oggi tocca a Buttafuoco) "Il Fienile" dell'ex governatore veneto tocca i 90 milioni di visualizzazioni al mese

Tutti i mercoledì, a mezzogiorno, su tutte le principali piattaforme social - da Instagram a Facebook a TikTok a Youtube - appare il video podcast “Il fienile”. Un fienile, appunto, immerso in una luce calda con Luca Zaia e l’ospite di turno seduti sulle balle di fieno. Il già governatore del Veneto fa una distesa chiacchierata con un protagonista dei tempi: una volta l’amarcord leggero di Sabrina Salerno, una volta il fisico che ha inventato i microchip e dato il via alla rivoluzione digitale Federico Faggin, un’altra l’ambasciatore italiano a Mosca Giorgio Starace quando la Russia attaccò l’Ucraina. E ancora, Giovanni Malagò, Federica Pellegrini e molti altri. Oggi, puntata numero 13, Pietrangelo Buttafuoco racconta la sua infanzia in Sicilia, la conversione all’Islam e soprattutto le polemiche serrate connesse alla sua presidenza della Biennale di Venezia.

Per Zaia “Il fienile” è diventato un brand, una cifra. Il modo studiatissimo di dire ai suoi sostenitori «io sono ancora qui». Del resto, anche oggi basta passeggiare per una qualunque città veneta per rendersi conto che Zaia non si è allontanato di un centimetro da quel sentimento di legame con il territorio e con le proprie radici che lui stesso ha costruito in decenni di storia politica senza ombre. Con un messaggio doppio: il fienile che rimanda a un passato mitico è ricostruito dentro un avveniristico incubatore d’impresa trevigiano, l’H-farm. E cioè, il passato che vogliamo e il futuro a cui non si può rinunciare: il talk show è ripreso da 4 telecamere e accuratamente post-prodotto. Risultato, una novantina di milioni di visualizzazioni ogni mese. Al punto che tra i parlamentari circola già la voce: il podcast starebbe per trasformarsi in un format su Mediaset. Dalle parti di Zaia, però, smentiscono.