Secondo una battuta attribuita a Henry Kissinger quando l’Europa prese forma venne salutata da questa ironia: qual è il numero di telefono per parlarci? Premesso che avere un unico presidente con cui parlare non è sempre un vantaggio — ogni riferimento agli Stati Uniti è voluto — il probabile apocrifo ci ricorda che le battaglie si vincono anche con le armi mediatiche. Sentiamo spesso dire che l’Europa è un vaso di coccio manzoniano schiacciato tra due vasi di ferro, Usa e Cina. O, ancora: gli Stati Uniti innovano, la Cina copia, l’Europa regolamenta.

Una delle sintesi più banali del mondo. Eppure così efficace da circolare e intossicare i dibattiti. Il risultato è che viviamo nella sensazione che il nostro futuro sia già stato colonizzato. Un copione scritto da altri che noi dovremmo solo recitare. È la forza della propaganda: anche ne Il conte di Montecristo si legge che un uomo con il telegrafo sarebbe stato ormai più forte di Napoleone con la sua spada. Ecco perché dovremmo recuperare alcune narrative capaci di conquistare il mercato, partendo dai fatti, certo. Come le statistiche sui supercomputer per l’addestramento delle AI.

L’Euopa, in Germania, ha il suo primo «mostro» capace di fare oltre un miliardo di miliardi di operazioni al secondo. La stessa Italia ha due computer nella top dieci, l’HPC6 dell’Eni e il Leonardo del Cineca. La storia dietro questi successi? Basta conoscerla. Enrico Fermi, dopo la Seconda guerra mondiale, tornò in Italia e lasciò un consiglio: i computer sarebbero stati la nuova frontiera del progresso scientifico e tecnologico. Non venne ascoltato subito. Ma quella idea si fece strada portando i progetti della calcolatrice Pisana, la Olivetti e i supercomputer. Come scriveva Keynes, non certo indulgente ai romanticismi, non c’è un motivo scientifico per cui un imprenditore ottimista dovrebbe avere più successo di un pessimista. Eppure l’ottimista avrà più probabilità di farcela. Vale anche per le nazioni.