Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 17:17

Mi sono presa qualche giorno prima di decidermi a commentare un fatto, alquanto bizzarro, accaduto lo scorso aprile nella mia città, Ravenna. Una turista è entrata nella biglietteria del Mausoleo di Teodorico e ha chiesto di poter usare il bagno. Sentendosi rispondere che i servizi interni le erano preclusi perché non aveva acquistato il biglietto per l’ingresso all’edificio funerario, ha deciso per estrema necessità, o stizza, forse per esasperazione di farla lì, proprio all’ingresso della biglietteria.

Scandalo. Ne hanno scritto i quotidiani locali e sui social si è animata una discussione tra chi era solidale con la turista (più donne che uomini) e chi la condannava per un atto di inciviltà, colpevole di aver offeso l’arte e il patrimonio ravennate. Qualcuno ha scritto che era stata offesa la dimora eterna di un re… (vabbè). La Fondazione Ravenna Antica che gestisce il Mausoleo si è invece chiusa in un enigmatico silenzio.

Non credo fosse un caso che sui social le donne mature esprimevano solidarietà verso la turista e criticavano la rigidità delle regole della biglietteria. Donne che, come me, si rendono conto, con l’età della maturità, dell’importanza dei bagni pubblici. Sono oasi ricercate in un deserto di panico quando si è in viaggio o in visita in una città e si ha la necessità urgente di usare una toilette. Certo, si può sempre entrare in un bar, se ce n’è uno nei paraggi, ma bisogna comunque consumare qualcosa. Da anni ho vinto l’imbarazzo e ho preso dimestichezza nell’entrare in qualche caffetteria e ordinare al volo: “uncaffèdovesitrovailbagnograzie!”.