È stata una violenza di gruppo. Il processo sugli abusi subiti da una 16enne nella notte di Capodanno del 2020 — almeno per ora — si chiude così come era iniziato: con l’accusa di stupro di gruppo. Un’impostazione sostenuta fin dall’inizio dalla procura, ma che in primo grado era stata derubricata a “violenza sessuale”. Adesso, invece, la Terza Corte d’Appello di Roma ha ripristinato l’ipotesi originaria, riconoscendo la “violenza sessuale di gruppo”. Una decisione che ha comportato anche l’aumento della pena per Patrizio Ranieri: sei anni e mezzo di carcere, un anno in più rispetto alla condanna inflitta in primo grado.
Stupro di Capodanno, la procura fa ricorso in appello: “È stata una violenza sessuale di gruppo”
di Teresa Fallavollita
18 Maggio 2025
La nuova qualificazione giuridica, però, non cambia ciò che la vittima continua a ricordare di quella notte trascorsa in un villino di Primavalle, alla periferia di Roma, durante una festa di fine anno organizzata in pieno lockdown. Hanno trattato la ragazza come una bambola di pezza - ha detto la procura generale durante la requisitoria - il ragazzo (l'imputato ndr) era maggiorenne e non ha avuto un minimo di pietà. Ha approfittato della fiducia della giovane". La sentenza aggiunge così un altro capitolo giudiziario al cosiddetto “stupro di Capodanno”.








