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Cgil sconfessata: riforma Irpef e cuneo hanno impedito l'aumento del prelievo
L'allarme lanciato per mesi dalla Cgil sul cosiddetto fiscal drag si scontra ora con i numeri ufficiali dell'Istat. E le cifre raccontano una storia molto diversa da quella denunciata da Maurizio Landini (in foto). Nel focus contenuto nella Nota sull'andamento dell'economia pubblicata ieri, l'istituto di statistica certifica infatti che "le riforme fiscali attuate tra il 2021 e il 2026 hanno più che compensato il drenaggio osservato nello stesso periodo, comportando un beneficio medio pari a 40 euro per contribuente". Una conclusione netta, che arriva dopo mesi di polemiche sindacali e accuse rivolte al governo Meloni di aver lasciato lavoratori e pensionati in balia dell'inflazione.
L'Istat parte da un dato reale: l'impennata inflazionistica registrata tra il 2022 e il 2023 ha inevitabilmente riacceso il tema del drenaggio fiscale, cioè quel fenomeno per cui l'aumento nominale dei redditi spinge i contribuenti verso aliquote più alte, facendo crescere il peso dell'Irpef anche senza un reale incremento del potere d'acquisto. Ma proprio qui interviene il punto politico centrale. Secondo l'analisi dell'Istat, le misure introdotte negli ultimi anni hanno neutralizzato quell'effetto, soprattutto grazie alla revisione dell'Irpef, al taglio del cuneo fiscale e al passaggio dalle detrazioni per i figli a carico all'Assegno unico, "la cui legge istitutiva ne prevede l'indicizzazione al costo della vita".






