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Nel manifesto politico con cui la Cgil si prepara all'ennesima manifestazione contro il Governo, si ritrova tutta questa deriva ideologica. Nessuna proposta concreta per aumentare il reddito dei lavoratori o la produttività delle imprese

Ci sono due sinistre, oggi come ieri. Una riformista e liberale, l'altra massimalista e ideologica. La prima si è sempre misurata con la realtà, la seconda l'ha sempre negata. Il dibattito ricorrente sulla "patrimoniale" è la cartina di tornasole di questa divisione: non una disputa economica, ma un conflitto antropologico, che racconta due visioni del mondo opposte. Da un lato, c'è la sinistra che in epoche diverse ha fatto dell'economia uno strumento di crescita, di emancipazione e di mobilità sociale. È la sinistra del blairismo e della terza via, dell'America di Clinton, e per certi versi del socialismo riformista di Bettino Craxi. Una sinistra che ha creduto nella forza del merito e nella legittimità del successo; che ha visto nell'ascensore sociale non un privilegio, ma un diritto; che ha cercato di "far salire chi sta in basso", non di "far scendere chi sta in alto". Dall'altro lato, c'è la sinistra d'oggi, quella che identifica nel benessere altrui una colpa, nel ricco un nemico, nel successo un torto. È la sinistra che ha sostituito la cultura dell'emulazione con quella dell'invidia, la competizione con il risentimento, la libertà con l'egualitarismo punitivo. Una sinistra che, incapace di proporre percorsi di crescita, si limita a invocare tasse di punizione: come la patrimoniale, appunto.