Cè un suono un po’ squisitamente retrò nella produzione, chi ha amato i primi anni 2000 non verrà deluso, ma in “Dicono che tutte le cose belle poi finiscono”, Alex Wyse si racconta come non mai. Il “batticuore” in una relazione, la fine e l’inizio, non il “durante” forse più banale, poi il cantautore ha ammesso di fare sempre lo stesso in amore, e ancora “Amici di Maria De Filippi”, il Festival di Sanremo nel girone Giovani, sempre con un imperativo: “Non importa come vanno i numeri, ma bisogna sempre ricominciare da capo”.

Perché “Dicono che tutte le cose belle poi finiscono”?

Non parlo mai di ciò che accade durante una convivenza o una relazione, parto dall’inizio di tutto e dalla fine e da quello che un po’ ti rimane. È un po’ un cane che si morde la coda, il volersi comunque godere qualsiasi momento indipendentemente dal sapere se finisce o se sarà per sempre

In “Batticuore” punti il dito sulle cose che vanno velocemente, come mai?

Nasce da un punto di osservazione sulla mia generazione, le cose che viviamo giornalmente e a quanto tutto possa essere veloce, quando tutto finisce. Si parla di amore veloce quando non per forza deve avere un’importanza gigantesca. Gli amori possono anche essere superficiali, a volte. Ed è po’ anche questa la la bellezza della vita: capire e decidere anche quando vuoi che qualcosa sia più profondo e quando invece preferisci che resti in superficie.