«Non ci posso credere». Un collega di Raffaele Settembre cammina avanti e indietro davanti alla Centrale del Latte di via Filadelfia 220, a Torino. E ripete la stessa frase, stringendo i pugni: è uno dei pochi ad avere la forza di parlare dopo l’ennesima tragedia sul lavoro, successa intorno alle 13 di ieri. Quando Settembre, 47 anni, è stato travolto dalla pedana che stava scaricando da un camion: un carico di cisterne di plastica pesante circa 750 chili, che lo ha fatto cadere a terra e sbattere la testa sull’asfalto. L’operaio, uno dei 25 dipendenti torinesi della Movinlog di Reggio Emilia, è morto subito: «Non si può uscire di casa per lavorare e non tornarci più – si sfoga un collega –. Si sente spesso in televisione ma fa male vederlo davanti ai tuoi occhi. Volevamo tutti bene a Raffaele, era un gran lavoratore e una persona dolcissima. Amava il suo lavoro e il calcio: era un grande tifoso dell’Avellino».
Sulla tragedia ora indagano i carabinieri della Compagnia Mirafiori e gli ispettori dello Spresal, il servizio antinfortunistico dell’Asl. In via Filadelfia è arrivato anche Roberto Sparagna, il procuratore aggiunto che coordina il pool Sicurezza sul lavoro e ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo per chiarire dinamica e responsabilità dell’infortunio. Il magistrato è stato tra gli ultimi ad andarsene dopo ore all’interno dello stabilimento da cui vengono distribuite le confezioni di latte e derivati per tutto il Piemonte. Dove sono accorsi anche il fratello e la moglie di Settembre, chiusi nel silenzio e abbracciati a lungo da amici e parenti: «Non sappiamo nulla», si limita a dire uno zio del 47enne che era residente a Orbassano e papà di un ragazzo di 15 anni.











