«Il commercio non è nel portafoglio del segretario di Stato, ma ovviamente è un tema che emerge nelle discussioni bilaterali». A parlare è Thomas “Tommy” Pigott, portavoce di Marco Rubio e ufficialmente insediatosi alla fine di aprile. In tempo per la missione del capo della diplomazia Usa a Roma con la doppia destinazione Vaticano, palazzi della politica romana, e per destreggiarsi nei meandri del conflitto in Iran.
In un colloquio con La Stampa, Pigott ribadisce la bontà delle relazioni con il nostro Paese e la cooperazione fra Stati Uniti e Chiesa cattolica - soprattutto sul dossier cubano - e conferma, lasciandosi andare a un ampio sorriso, che il viaggio di Rubio in Italia «era stato programmato molto prima» rispetto al post su Truth del 12 aprile di Donald Trump che accese la miccia degli attacchi del presidente a Leone XIV e la sua posizione sulla guerra in Iran. Il portavoce ribadisce la linea di Trump sul commercio: «Per troppo tempo abbiamo assistito a squilibri commerciali e a diseguaglianze di regole fra i lavoratori americani e quelli in altri Paesi. Il ribilanciamento del trade è per noi importante. E non riguarda solo l’Europa. Queste conversazioni continueranno e quando ci sarà un mercato più stabile ed equo, anche le relazioni su lungo termine fra i nostri Paesi saranno più stabili e prospere».












