Ad aprile 2016 WhatsApp ha introdotto la cifratura end-to-end grazie alla quale i messaggi possono essere letti solo da chi li invia e da chi li riceve, proteggendoli da occhi indiscreti inclusi quelli di Meta, l’azienda che sviluppa la popolare app di messaggistica oltre a Facebook, Instagram e Threads.

Sono passati 10 anni e gran parte dei problemi legati alla privacy rilevati dai ricercatori nel 2016 rimangono attuali, perché i metadati sono una miniera d’oro per l’analisi predittiva, la pubblicità comportamentale e una lunga serie di altre attività, tra le quali l’inferenza psicografica della quale parleremo più avanti oppure l’analisi relazionale di una persona.

I metadati hanno un valore proprio e sono da anni al centro delle attenzioni dei legislatori, della politica e dei gruppi per la difesa della privacy. Non è un caso che la Electronic Frontier Foundation (EFF), ossia una tra le più importanti organizzazioni per la difesa dei diritti civili nel mondo digitale, si adoperi da anni per sensibilizzare l’opinione pubblica, scossa nel 2013 dalle rivelazioni di Edward Snowden, l’analista della National Security Agency (NSA) che ha reso noto al mondo come quest’ultima raccogliesse metadati telefonici per attività di sorveglianza di massa.