Un camion attraversa il Brennero poco prima dell’alba. Dentro non ci sono merci. Ci sono gli scarti delle nostre città: rifiuti urbani misti, residui industriali, materiali che l’Italia - come molti altri Paesi europei - continua a spedire oltre confine perché non riesce a trattare da sola. Per anni questa è stata una delle strade della globalizzazione ambientale europea: spedire altrove ciò che non sappiamo o non vogliamo gestire. Ora però Bruxelles prova a cambiare direzione. Dal 21 maggio 2026 entrerà infatti pienamente in applicazione il nuovo regolamento europeo 2024/1157 sulle spedizioni di rifiuti, che introduce norme molto più rigide lungo tutta la filiera: controlli più severi contro traffici illegali e documentazioni false, e un sistema digitale unico europeo per la tracciabilità dal luogo di partenza fino all’impianto di destinazione.
Ma il punto più rilevante riguarda i rifiuti urbani misti destinati al recupero: non potranno più essere esportati verso Paesi che non appartengono allo Spazio economico europeo (SEE).
La riforma punta a rafforzare il principio di autosufficienza e prossimità. In altre parole: ogni Paese dovrebbe diventare più autonomo nella gestione dei propri scarti, per ridurre la dipendenza verso Stati terzi, soprattutto quelli con standard ambientali più bassi.






