Milano, 12 mag. (askanews) – Pochi bovini al pascolo, attenzione al benessere animale, cura del territorio e allevamento che va oltre la sostenibilità trasformandosi in rigenerativo, restituendo all’ambiente molto più di quanto impatti: potenzia la biodiversità, cattura cinque volte la CO2 emessa e infiltra nel suolo 42 volte l’acqua impiegata ogni anno, attraverso progetti di riforestazione e un ampio network territoriale di Natural Based Solutions per la gestione idrica. Accade a San Pietro in Gu, in provincia di Padova, dove la farm Verderosa alleva a bassissima intensità 35 esemplari di una razza bovina autoctona, la Rendena, specie particolarmente resistente e capace di adattarsi alle variazioni climatiche. Le carni dell’allevamento approdano per la prima volta alla ristorazione nelle cucine del Gustificio, locale a Carmignano di Brenta, circa 4 km di distanza dalla farm, a testimonianza del fatto che è possibile dar vita ad una filiera territoriale corta e realmente rigenerativa rispetto all’ambiente.

Legata all’omonima valle trentina, la Rendena è una razza rustica, a duplice attitudine (carne e latte) adatta al pascolo in pianura e in montagna. A fine ‘800 era la prima razza da latte nel territorio a destra del fiume Brenta, ma negli anni ’40 ne fu vietato l’allevamento poiché poco produttiva. Grazie alla volontà di alcuni allevatori, un piccolo numero di capi si è salvato e oggi diventa centrale nel progetto Verderosa Farm, che ha recentemente aderito al Presidio Slow Food della razza Rendena per tutelare questa specie autoctona a forte rischio estinzione e al quale collabora anche l’Associazione Nazionale Allevatori Bovini di Razza Rendena. Nella farm, progetto gestito scientificamente dallo spin-off dell’Università di Padova Etifor, i bovini vivono liberi all’aperto, si nutrono esclusivamente di erba fresca, fieno e cereali senza OGM preparati in totale assenza di prodotti industriali o antibiotici, garantendo così il benessere dell’animale e una carne ricca di Omega 3 e grassi insaturi. La formula di allevamento utilizzata è il pascolo razionale turnato per 22-30 mesi: si suddivide l’intera area in appezzamenti e si fanno pascolare gli animali in ciascun segmento per un certo numero di giorni facendo coincidere il turno, ovvero il tempo impiegato dagli animali per completare un ciclo di pascolo, con il tempo di ricrescita del verde, consentendo così ai bovini di attingere ad erba sempre giovane. Inoltre, tanto più i segmenti (o “parcelle”) sono piccoli, tanto più è alta la resa di biomassa per ettaro. Per ogni animale, il team di Etifor è in grado di calcolare scientificamente non solo il consumo di cibo e acqua, ma anche tutti gli impatti ambientali legati all’allevamento nel suo complesso, includendo struttura, approvvigionamento, logistica, consumi energetici, emissioni varie e così via.