Riassunto della puntata precedente: criticare il finanziamento pubblico ai giornali, una battaglia identitaria del grillismo, è sbagliato. Grillo promosse il reddito di cittadinanza: ma se lo Stato può redistribuire reddito per correggere le disuguaglianze economiche, perché non dovrebbe sostenere anche il pluralismo culturale e informativo?

Populismo e anti-istituzionalismo. Il populismo è uno stile politico che oppone il “popolo” alle “élite”. Tutto ciò che è intermediazione (partiti, sindacati, giornali, università, fondazioni culturali) viene sospettato di nefandezze e accusato di vivere di rendita, di produrre privilegi, di sottrarre sovranità ai cittadini. L’attacco grillino ai contributi pubblici all’editoria viene da qui. Il giornale finanziato dallo Stato era demonizzato in quanto organismo parassitario. Grillo mandò affanculo pure il manifesto: che fosse una cooperativa storica della sinistra, e non una grande impresa privata, non contava, in questa narrazione. La delegittimazione dei giornali tradizionali, accusati di dipendere dal potere politico ed economico, è un tratto comune dei populismi contemporanei. Il paradosso è che questa critica spesso convive con un uso intensivo delle piattaforme private digitali, dominate dalle Big Tech.