A livello aggregato, se non c’è un turnover tra chi finisce di detrarre e chi inizia, la platea dei beneficiari si assottiglia. Certo, parliamo di un calo che ci metterà alcuni anni ad arrivare a regime – dato che il recupero dei bonus attualmente in corso è per lo più decennale – ma la contrazione è iniziata. E questo ci porta al secondo fattore: nei modelli 2026 la rata «1» sarà meno diffusa e meno ricca che in quelli di 12 mesi prima. Questo perché nel 2025 si è investito meno. I bonifici effettuati dai privati per pagare i lavori si sono fermati a 32,1 miliardi, l’importo più basso degli ultimi cinque anni e in calo del 25,1% rispetto ai 42,8 miliardi del 2024. La riduzione si riflette nei dati comunicati alle Entrate dalle banche e dagli amministratori di condominio per alimentare la precompilata: 8 milioni di pagamenti riferiti a singole unità immobiliari (-24,5% su base annua) e 7,3 milioni per parti comuni condominiali (-2,1%), secondo l’Agenzia.Il terzo aspetto da tenere presente è che la detrazione base dal 2025 è scesa al 36% ed è rimasta al 50% solo per l’abitazione principale. La quota esatta, peraltro, si conoscerà solo a consuntivo. Nella precompilata 2026, i dati dei bonifici su singole unità si trovano nel foglio informativo ed è il contribuente a doverli inserire indicando la detrazione del 36 o 50%; quelli per le parti comuni sono in genere precaricati con il 36% e, nel caso, la percentuale va modificata.L’ultimo fattore che entra in gioco nelle dichiarazioni 2026 è il limite di oneri detraibili per i contribuenti con un reddito oltre i 75mila euro. Limite legato al numero di figli a carico e, comunque, più stringente per chi dichiara oltre 100mila euro. È vero che gli italiani con un reddito oltre i 75mila euro sono solo il 3,3% del totale, ma tra di loro i bonus casa sono molto diffusi.Il taglio incombe solo sulle spese pagate dal 2025. In certi casi, però, sforare il plafond non pare difficile. Il valore medio dei bonus casa indicati nelle ultime dichiarazioni aiuta a inquadrare la portata del rischio: la detrazione media per ristrutturazioni è 1.784 euro nella fascia di reddito tra 75mila e 120mila euro, e sale a 2.874 euro in quella tra 120mila e 300mila euro. Sapendo che il limite massimo non conteggia la detrazione, ma la spesa agevolata – che possiamo stimare sia circa il doppio – si può tracciata l’identikit di chi ha maggiori probabilità di incappare nel taglio: