VENEZIA - La stagione delle regate si è aperta con una novità: sono cambiate le bandiere consegnate agli equipaggi vincitori. La differenza principale è che, anziché essere dipinti a mano, immagini, scritte e loghi sono stampati. Numerose le piccole difformità che non sono sfuggite all'occhio dei regatanti: tanto che, con la stagione appena iniziata, il rappresentante dei giovanissimi e delle giovanissime regatanti, Andrea Giovanni Rendine, ha scritto una lettera indirizzata a Giovanni Giusto, consigliere delegato alla Tutela delle Tradizioni del Comune di Venezia.

Oggetto: «Formale protesta in merito alla produzione delle bandiere», «sentito anche il parere del re del remo, Gianfranco Crea Vianello». Aver sostituito le bandiere dipinte a mano su materiali di qualità con prodotti standardizzati, ottenuti tramite processi industriali e su materiali scadenti - si legge nella lettera -, non rappresenta una semplice variazione tecnica, bensì una evidente mortificazione di un patrimonio vivo. Si tratta di un impoverimento culturale che rischia di svuotare di autenticità uno dei simboli più sentiti e riconoscibili della tradizione veneziana.

A Venezia si svolgono regate da 500 anni e da secoli i vincitori, oltre a un premio in denaro, anziché una medaglia si aggiudicano una bandiera: rossa per il primo classificato, bianca per il secondo, verde per il terzo e blu per il quarto. Fino a qualche anno fa l'ultimo sul podio della Storica riceveva anche un maialino vivo, e l'ultimo in assoluto un tacchino. Ciascuna regata poi ha i suoi simboli, legati alla festività a cui è associata la competizione.