«Certo che un boicottaggio ci starebbe. Anche se dubito che ci si arriverà mai…». Andrea Pellegrino, 29 anni, n.125 Atp, oggi al Foro Italico sfida Frances Tiafoe, che di anni ne ha uno di meno e oggi è numero 22 del mondo, ma in passato ha anche messo i piedi nella top 10. Due mondi tennistici molti diversi che si scontrano - quello di chi deve industriarsi per coprire le altissime spese del mestiere, e quello di chi in banca ha milioni di dollari - ma che su un punto concordano: i tornei devono alzare i montepremi.
«Basta vedere le cifre che guadagnano gli Slam», continua Andrea. «Oggi a noi ne distribuiscono il 20 per cento, mentre, sono d’accordo con Sinner, bisognerebbe arrivare almeno al 50 per cento». La realtà del tennis, appena si scende al di sotto del numero 100, 150, non è così scintillante. Le voci al passivo, nel bilancio, sono molte, e onerose. Si parte da quella delle trasferte, che per un tennista del livello di Pellegrino (che nel 2025 in montepremi ha intascato poco più di 182 mila dollari) si aggira sui 40-50 mila dollari all’anno.
L’ospitalità e il vitto sono assicurati finché si rimane in tabellone, ma bisogna considerare lo stipendio di un coach - ed eventualmente di un preparatore e un fisioterapista: e se arriviamo a tre persone la camera extra non rientra nell’ospitalità - che significa tutte le spese pagate, un “fisso” relativamente basso (10-12 mila dollari) ma una percentuale anche del 20-30 per cento sui montepremi incassati. Che sono lordi, perché - non va dimenticato quando si fanno i conti in tasca agli atleti - nel tennis le tasse si pagano subito, al momento di ritirare l’assegno, con percentuali che, a seconda delle varie nazioni, possono andare dal 20 al 45.













