Discorso diverso, invece, è la posizione di Merlino. Secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, tale provvedimento sarebbe dovuto al caso Regeni. Per chi non conosce la vicenda, il documentario sull’attivista trovato morto in Egitto è stato al centro di un acceso dibattito politico, con forti critiche della minoranza, per la mancata assegnazione dei fondi pubblici richiesti dal regista Simone Manetti. Lo stesso Giuli, nel corso di una cerimonia al Quirinale, considerando la qualità del lavoro effettuato, l’aveva definita «inaccettabile», tant’è che egli stesso, il giorno dopo la dichiarazione al Colle, parlò di «un altro canale di sostegno» per supportare qualcosa di «unico». Detto ciò, a decidere rispetto alle risorse da destinare per i vari progetti non è certamente il responsabile della segreteria tecnica, ma una commissione di esperti che, grazie alle proprie competenze, stabilisce le opere che meritano di essere valorizzate. Ecco perché voci del ministero avrebbero riferito a "Il Tempo" come la correlazione tra le due vicende non deve essere data per scontata, come tutti dicono. Non da escludere che dietro a tale revoca, invece, ci siano le fughe di notizie e gli spifferi poco graditi, di cui si parla da mesi, che partirebbero direttamente da via del Collegio Romano e arriverebbero a Piazza Colonna. Un’ipotesi che, però, a detta di chi frequenta quelle stanze, non rispecchierebbe un profilo che si è sempre contraddistinto per l’assoluta riservatezza e professionalità. A prescindere dal noto rapporto di stima col sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, evidenziato subito dal Corsera, parliamo di chi trascorreva ore e ore in ufficio e certamente non aveva né il tempo, né la postura, per dedicarsi a pettegolezzi.