Sono le quattro del pomeriggio quando nelle redazioni di tutta Italia si fa largo una notizia: il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha licenziato gran parte del suo staff. A darne per primo l’annuncio è il Corriere, che rilancia su tutti due nomi: quello di Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic e quello di Elena Proietti Trotti, segretario particolare del ministro. Una notizia tanto improvvisa da prendere in contropiede anche i diretti interessati, all’oscuro della decisione. Da settimane non tira una bella aria nei corridoi del Ministero. Nell’ultima settimana è andato in scena il duello a distanza tra Giuli e Pietrangelo Buttafuoco, direttore della Biennale di Venezia. Al centro del contenzioso, la decisione di quest’ultimo di accogliere il padiglione russo durante l’esposizione. Una scelta che, alla luce delle sanzioni imposte dall’Ue a Putin per l’invasione in Ucraina, ha suscitato grandi polemiche e critiche dall’opposizione.

Ad accendere i riflettori sul dicastero guidato dal giornalista romano, poi, sono stati i mancati fondi destinati al documentario sulla tragica vicenda di Giulio Regeni. La morte del 28enne dottorando italiano, rapito in Egitto e ritrovato senza vita otto giorni dopo nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti del Cairo, aveva scosso tutta la Nazione. E da allora la famiglia chiede a gran voce che si faccia luce sul suo omicidio. Per questo, la scelta di non supportare la produzione della pellicola in sua memoria è diventata in poco tempo un caso nazionale.